“L’oro di Napoli” per le mamme e i papà. Quelle dediche (speciali) degli Under 17 medagliati agli Europei per i loro genitori

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“L’oro di Napoli” per le mamme e i papà. Quelle dediche (speciali) degli Under 17 medagliati agli Europei per i loro genitori

Si dice che l’adolescenza sia l’età della ribellione. Sì, certo, sicuro. E però si può esser “ribelle” senza perder di vista la realtà, il senso della vita e le certezze che ne sono pilastri. Gli azzurrini Under 17, che chiudono l’Europeo di Napoli con 5 ori, 11 podi in tutto, un trionfo nel Medagliere mai in discussione dal principio al tramonto del programma dedicato ai Cadetti nella kermesse del PalaVesuvio, sanno bene di cosa si parla.

“Quei bravi ragazzi”, nell’accezione più letterale che non va confusa con il film di Martin Scorsese, si apprezzano perché vincono ed emozionano per come quei successi li “dedicano”. Tutti, nessuno escluso, sfilano sul divanetto delle interviste con un “grazie” da dire ad alta voce. Non uno soltanto, sia chiaro, perché ai propri Maestri non si può certo rinunciare, e spesso neppure ai compagni di club. E però è quel ricorrente, doveroso e dolcissimo pensiero alla famiglia che colpisce più d’ogni altra dedica.

Sì, in quel frullatore d’emozioni ch’è un Europeo giovanile, con una medaglia al collo, in moltissimi casi la prima d’una carriera ancora all’alba, non c’è altro primo e necessario destinatario per la nostra “meglio gioventù” che continua a vincere alla prova dell’ennesimo ricambio generazionale. “È per la mia famiglia”. Tutta. Per le mamme e i papà in modo particolare. “Perché senza di loro…”, è la premessa di ogni medagliato, e quei puntini sospensivi ciascuno li riempie a proprio modo. C’è chi sorride sottolineando che il primo “mestiere” d’un genitore di schermidore è il driver, chi ricorda come sappiano essere, all’occorrenza, rocce o cuscini, psicologi o incassatori silenziosi di sfoghi estemporanei. Eroi semplici e discreti, spesso defilati, cresciuti – a propria volta, insieme ai loro figli – con le opportune “indicazioni” che li portano a esser presenti sempre senza esser mai invasivi. Ché sennò s’arrabbiano tutti, le ragazze e i ragazzi per primi. E poi “apriti cielo”…

Weekend liberi, per madri e padri d’Under 17 ancor peggio che per altri, praticamente zero, magari quello di Natale e qualcosa che resta qua e là, tra un “s’è già qualificato” e un “questa qui la saltiamo ché tanto non è d’interesse”. Il resto è un macinare chilometri, mai controvoglia, tra ferie da “incastrare” e tanto altro da sistemare, ché nella vita mica c’è solo la scherma.

I nostri medagliati europei queste cose le sanno benissimo. Così come sanno che c’è la scuola, e pure quella va ringraziata se sa “capire” che qualche assenza in più è sacrificio giusto sull’altare d’una passione che va conciliata con il doppio dell’impegno rispetto ad altre cose. Ne sanno così tante, “quei bravi ragazzi”, che l’oro di Napoli lo dedicano ai genitori. E a tutti colori i quali li sostengono. Ché nell’adolescenza dei nostri azzurrini, mica per caso, l’età della ribellione e quella della gratitudine coincidono.

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