
Lipsia – Nel ristretto spazio temporale fra l’ultima stoccata di Sanzo e la cerimonia protocollare di premiazione, si consuma una sorta di cortometraggio di immagini accelerate. Prima il frenetico lancio in aria di Toti ripetuto tre volte, poi gli abbracci di Antonio Di Ciolo, di Stefano Cerioni, del Presidente FIS Giorgio Scarso. Dopodichè il neocampione del mondo comincia a correre per tutto il parterre della Leipzig Arena: riceve al volo da un tifoso pisano un cartellone su cui ha scritto a lettere cubitali FORZA TOTI, poi – sempre inseguito dai giornalisti italiani – trova finalmente l’approdo nell’angolo riservato agli atleti azzurri, dove cerca di asciugare il copiosissimo sudore che gronda dal viso e dal resto del corpo.
Hai mai avuto paura di non farcela oggi?
«Paura vera e propria mai, ma dato che in passato sono stato molte volte sfortunato, non ho mai la pelle dell’orso in anticipo. In semifinale contro il russo Deev ho faticato perché ero stanchissimo»
Come valuti questa vittoria?
«Io sono uno che vuole sempre vincere. Stavolta ho preparato tutto per bene, studiando con Antonio Di Ciolo e Stefano Cerioni tutti i movimenti. Io credo che in quest’arma mi posso considerare tra i più forti, di sempre non solo di oggi».
Un giornalista chiede: «La consideri anche una rivincita personale di Atene?»
«Nessuna rivincita. Non esiste. Andrea Magro sa fare bene il suo lavoro e il suo merito è che continua a vincere. Per quello che mi riguarda sono stato più bravo qui rispetto ad Atene».
Pensi di avere domani lo stesso rilievo che ha avuto la medaglia d’oro di Valentina?
«Perché no? Mi farebbe molto piacere e penso di meritare l’attenzione dei media».
Ecco il commento del Presidente federale Giorgio Scarso: «È stata una grande vittoria di un grandissimo campione. Ma è stato anche un innegabile successo della scuola italiana. I maestri hanno saputo adeguare lezioni e tecniche dopo la modifica degli apparecchi e il fioretto italiano ha continuato a dominare il mondo».












