LA SCHERMA ITALIANA IN LUTTO: E’ SCOMPARSO MARIO RAVAGNAN – IL RICORDO DI CESARE SALVADORI

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LA SCHERMA ITALIANA IN LUTTO: E’ SCOMPARSO MARIO RAVAGNAN – IL RICORDO DI CESARE SALVADORI

Roma – Grave lutto per la scherma italiana. Questa mattina 13 dicembre a Torino è scomparso Mario Ravagnan, grande campione di sciabola degli anni ’50 e ’60 e attualmente vice-presidente del Club Scherma Torino.

Ravagnan, nato il 18 dicembre 1930, partecipò a due Olimpiadi, conquistando il bronzo a squadre a Roma 1960 insieme con Roberto Ferrari, Giampaolo Calanchini, Wladimiro Calarese e Pier-Luigi Chicca e l’argento a squadre a Tokyo 1964 insieme con Calanchini, Calarese, Chicca e Cesare Salvadori. Nel suo curriculum agonistico anche due quarti posti ai Mondiali nel 1959 e nel 1966 (sempre a squadre) e tre ori, un argento a un bronzo alle Universiadi.

Mario Vecchione, presidente del C.S. Torino, ha voluto ricordarlo così: «Oggi è scomparso Mario Ravagnan, azzurro e olimpionico di sciabola, vicepresidente del Club Scherma Torino. Il Consiglio direttivo piange l’amico, l’atleta, l’uomo e rammenta ai giovani la sua passione e la sua dedizione alla scherma, sempre alla ricerca della correttezza e della lealtà, esempio che deve essere seguito».

CESARE SALVADORI ricorda così, con commozione, l’amico Mario Ravagnan:

Arrivederci, Mario. sono passati più di 47 anni da quel lontano maggio del 1959 che Ti conobbi per la prima volta. Incontro che ricordo ancora con grande precisione per il mio entusiasmo di avvicinare un grande campione come Te e per la ruvidezza del Tuo approccio.

La segreteria del Club di Scherma di Torino ci aveva organizzato il viaggio in treno per arrivare a Padova per partecipare al trofeo Luxardo, allora riservato ai soli schermitori italiani. Era la mia prima gara in assoluto, dopo quattro mesi da quando avevo iniziato a tirare di scherma alla Villa Glicini con il Maestro Kevej, ed ero emozionato e curioso di tutto nella freschezza dei miei diciassette anni.

L’appuntamento fissato dalla segretaria per noi giovani sciabolatori del Club era direttamente allo scompartimento del treno che ci avrebbe portato a Padova, dove ci avrebbe atteso come accompagnatore il signor Ravagnan, olimpionico a Melbourne.

Arrivammo allegri e rumorosi allo scompartimento e fummo gelati da Te che, in buon dialetto veneto (che eri solito utilizzare in momenti di particolare irritazione o accaloramento) ci dicesti: “Tosi, no sté a rompere…. E sté sentai chieti fino Padova che mi go da lesare”.

A Padova Tu fosti eliminato in semifinale da Gigi Narduzzi, con il quale starai già ricordando quello ed altri magici momenti della Vostra gioventù, insieme agli altri Amici che ci hanno preceduti: Wladimiro Calarese, Roberto Ferrari, Gustavo Marzi, Gastone Daré, Aldo Montano e altri ancora.

Ti rividi, spettatore da lontano, alle Olimpiadi di Roma, splendido protagonista con Ferrari, Chicca, Calanchini e Calarese per un terzo posto al di sotto della Vostra e Tua prestazione.

Fummo in squadra nazionale insieme per la prima volta a Tokyo nel 1964, con Calanchini, Chicca e Calarese, e insieme vincemmo la medaglia d’argento battendo gli ungheresi in semifinale, che, per la prima volta dopo 40 anni, non partecipavano alla finale per il titolo olimpico.

In quella occasione ricordo quanto Ti ebbi in uggia (e quanto Ti fui, per le stesse ragioni, profondamente grato) per il ruolo di matricola olimpica che mi obbligava a servire a tutti Voi al mattino presto una colazione sontuosa a letto, ciascuno diversa dall’altro.

Quanti chilometri abbiamo fatto insieme da e per i luoghi scelti per gli allenamenti collegiali (Cutigliano, Piediluco, Milano, Padova, Livorno, Roma) sempre sulla Tua Abarth e sempre con Te vigile autista ed io addormentato accompagnatore.

Tirare con Te è sempre stato un divertimento per merito della Tua scherma impostata dal Maestro Galante e continuamente raffinata dai Maestri che hai avuto: Balogh, Kevej, Perone, Pignotti, per citarne alcuni.

Una scherma elegante, sempre molto tecnica e spettacolare oltre che veloce, anche grazie al Tuo fisico di atleta abituato a scalare le Tue amate montagne della Valle d’Aosta.

E poi, terminato il periodo agonistico, abbiamo continuato a frequentarci con la medesima amicizia e con una ancora maggiore stima reciproca, resa più intima dalla conoscenza delle nostre famiglie. Abbiamo passato splendidi momenti di vacanza sciistica in Austria, abbiamo diviso le Tue grigliate a Rumiod ed i miei spaghetti alla carbonara a Torino, sempre innaffiati dai Tuoi vini veneti che ormai sono anche i miei.

Proprio il prosecco ha caratterizzato le nostre zingarate da vecchi sciabolatori a Padova prima ed in giro per il mondo poi (ricordo la Tua intuizione di organizzare una indimenticabile edizione del Trofeo del Santo a Saint-Vincent, con una massiccia partecipazione di seniores italiani, polacchi, francesi e tedeschi), sempre concluse con banchetti strepitosi accompagnati dal bianco di Valdobbiadene. Quanti Amici abbiamo rivisto in quelle occasioni: Benvenuti, Arabo, Paolo Narduzzi, Calarese, Pawlowski, Zablocki, Calanchini, Chicca, Luxardo.

Hai concluso la Tua lunga militanza schermistica come dirigente del Club di Scherma di Torino, insieme ai Tuoi abituali compagni di pedana dell’età adulta Mario Vecchione ed Arturo Montorsi, con la passione di sempre.

Ma il più bel ricordo è quello di una fresca giornata di settembre e Tu ed io eravamo, alle sei di mattina a Roma, in piazza Navona ancora vuota di animali, cose e persone, in occasione di una delle poche chiamate a raccolta della Federazione Italiana Scherma, appena giunti a Roma con un viaggio in vagone letto durante il quale avevamo sempre chiacchierato delle nostre esistenze e delle nostre famiglie. Di quella splendida mattinata abbiamo parlato più volte nel corso di questi anni come di uno dei più bei momenti della nostra amicizia. Sono certo che Te ne ricordi anche dove Ti trovi.

Arrivederci, mio indimenticabile Amico
.

La scherma italiana si stringe intorno alla famiglia Ravagnan in questo momento di dolore.

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