ROMA – Empatico, comunicativo, coinvolgente, senza la pretesa d’essere una “fonte d’ispirazione” ma voglioso di condividere la propria esperienza e il suo spirito di sportivo che non molla mai. Così lo schermidore paralimpico Amelio Castro, raccogliendo l’invito rivoltogli dal CT della sciabola femminile azzurra Andrea Aquili, si è presentato all’incontro con le colleghe sciabolatrici del settore olimpico. Un momento, come detto, fortemente voluto dal Commissario tecnico che ha introdotto Castro, atleta in carrozzina che è simbolo di passione, resilienza e molto altro, con parole che richiamano anche al senso d’appartenenza della scherma italiana: “Spesso guardiamo all’esterno, cerchiamo esempi altrove, ma è bello avere la capacità di vederli anche all’interno del nostro movimento e farne tesoro. Amelio lo è. È un esempio, e confrontarci con lui rappresenta un’occasione importante, che sono davvero felice di condividere con il team al gran completo”.
Nell’aula del Centro di Preparazione Olimpica “Giulio Onesti” di Roma, dov’è in ritiro la sciabola femminile, c’erano infatti tutti i gruppi della Nazionale, dalle Assolute alle Cadette, passando per le Giovani e le Under 23. Insieme, le ragazze hanno dialogato con Amelio in un’ora densa di contenuti, emotività e riflessioni. “Non penso che la mia lotta e il mio vissuto siano migliori rispetto ad altri. Tutti, ogni giorno, combattiamo. E lo facciamo con noi stessi, con le difficoltà che incontriamo e per i nostri obiettivi… Ecco, gli obiettivi arrivano, si raggiungono, se curiamo il processo che ci porta a perseguirli. Con fiducia, coraggio ed entusiasmo”, il messaggio lanciato dall’atleta paralimpico delle Fiamme Oro, che da anni è parte integrante della “famiglia” della Federazione Italiana Scherma.
La storia di Castro, arrivato dalla Colombia per coronare il sogno d’allenarsi nel nostro Paese con il suo maestro – “il profe”, come lo definisce – Daniele Pantoni, ha tracciato la strada, fissato il punto di partenza, ma i concetti espressi nell’incontro con le sciabolatrici hanno toccato tantissimi temi, molto vicini a ciascuno dei partecipanti, tecnici e componenti dello staff compresi. Uno in particolare: “L’umanità è la base di tutto. Troppe volte manca nel vivere quotidiano, e invece dobbiamo averne tanta. Umanità verso il prossimo, e soprattutto, per noi sportivi, tra compagni di squadra, perché nulla ci dà più forza quanto il lavoro di gruppo”.
Una sessione di lavoro diversa, per un’ora lontano dalla pedana, che il CT Andrea Aquili ha inserito nel cuore del ritiro romano in cui si sono uniti tutti i gruppi della Nazionale: dalle assolute Michela Battiston, Martina Criscio, Alessia Di Carlo, Chiara Mormile, Eloisa Passaro, Claudia Rotili, Manuela Spica, Mariella Viale e Giulia Arpino, alle cadette Vittoria Mocci, Anna Torre, Vittoria Fusetti e Matilde Reale, passando per le under 20 Flavia Astolfi, Elisabetta Borrelli, Gaia Karola Carafa e Francesca Romana Lentini, e le under 23 Carlotta Fusetti, Amelia Giovannelli, Michela Landi e Alessandra Nicolai.
Per lo staff erano presenti i tecnici Marco Ciari, Diego Occhiuzzi, Alberto Pellegrini, Ilaria Bianco, Enrico Berrè, Gabriele Foschini, Gianluca Filippi e Loreta Gulotta, il preparatore atletico Riccardo Nuccio, il medico Jacopo Kowalczyk e il fisioterapista Marco Taurino.
Tutti al lavoro, nell’ultimo allenamento collegiale di marzo, verso i rispettivi obiettivi, dalla ripresa della Coppa del Mondo per le “big” ai Mondiali Cadetti e Giovani di Rio alle porte, in un orizzonte che si allungherà poi fino agli Europei Under 23 di Cagliari. Mete diverse da inseguire insieme, con la forza del gruppo.














