
Lipsia – Salvatore Sanzo (nella foto) il giorno dopo. La medaglia d’oro del fioretto maschile ha letto avidamente la rassegna stampa, dove viene unanimemente esaltato il suo “genio schermistico”. Il carabiniere Sanzo è rimasto molto piacevolmente colpito dalla telefonata fatta dal Comandante Generale dell’Arma Gen. Luciano Gottardo, che si è intrattenuto con lui a lungo complimentandosi per il grande risultato ottenuto. Poi ha risposto alle domande dei giornalisti in una lunga conferenza stampa e infine, nel primo pomeriggio, è tornato alla Leipzig Arena per un altro di quei test che periodicamente la Federazione Internazionale organizza su pressione del Presidente René Roch. Stavolta si sperimenterà la validità del colpo al braccio armato e alla gorgiera e si tenterà anche un assalto senza il bersaglio non valido.
Ecco domande e risposte della conferenza stampa.
Cos’hai provato in quel momento ieri al momento della vittoria, visto che la tua esultanza è stata molto contenuta?
«È stata sicuramente un’esultanza particolare, nel senso che ho tenuto la gioia dentro. Probabilmente se fosse stato un incontro sul filo di lana avrei esultato come quattro anni fa a Nimes. La prima vittoria mondiale ha tutto un altro sapore, ti dà la soddisfazione di aver raggiunto un obiettivo importantissimo. Ma confermarsi per me è stato addirittura più bello. Prima di fare Sydney dicevo che da schermidore è meglio vincere due Mondiali che un’Olimpiade, perché comunque nella scherma a vincere due titoli iridati sono riusciti in pochi. Dopo Sydney dico che l’Olimpiade ti dà qualcosa in più. Oltre alla notorietà ti dà una sensazione di onnipotenza. In Australia mi sono reso conto di che cosa significa un’Olimpiade con tutto quello che c’è intorno. È un evento troppo particolare per non vincerlo. Purtroppo ne so qualcosa».
Hai detto in maniera chiara che ti consideri il più forte. Da quando hai capito di essere il migliore fiorettista in circolazione?
«Già nel 2000, anche se non ero il più forte, ero molto fiducioso nei miei mezzi e sapevo che ogni volta che incontravo qualcuno avevo molte più possibilità di vittoria che di sconfitta, a parte Sergey Golubitski che, devo essere sincero, era sicuramente più forte di me, anche nel 2000. Una volta che lui ha smesso, dal punto di vista tecnico e tattico penso di essere il più forte, però non sempre l’ho dimostrato. Con ciò non voglio sembrare presuntuoso, perché per fortuna queste cose non le dico soltanto io, ma me le dicono in tanti. Però poi le parole stanno al vento e bisogna sempre confermarle in pedana. Non sempre ce l’ho fatta, sempre per mio demerito, perché, a parte l’anno scorso ad Atene, dove penso di avere perso per una carenza fisica evidente (era reduce da una broncopolmonite virale, ndr), sia nel 2002 sia nel 2003 ho perso perché sono stato io a impostare male gli incontri. Credo che il mio punto di forza di ieri sia stata soprattutto la lucidità e la concentrazione. Anche in finale, sul 13-4 a mio favore, con il cinese che dentro di me ero ormai sicuro di battere, ogni volta che l’arbitro dava l’a voi mi ripetevo che non dovevo regalare niente e che dovevo essere io a mettere la stoccata».
Ti ricordi l’ultima stoccata della semifinale di ieri, quando ti sei trovato costretto a tentare un azzardo?
«Sinceramente non mi ricordo nulla. Ero in completa trance agonistica. Ho pensato di partire in modo non troppo veloce perché altrimenti mi avrebbe tirato in tempo e avrei preso la stoccata. Mi sono detto di fare due passi piccoli e poi avanzare. Dopodiché è stato tutto istinto. Lui è stato ingenuo perché ha tentato solamente di evitare la stoccata senza opporre alcuna resistenza tecnica con il ferro. Ha cercato solamente di venirmi addosso, sperando in un mio errore, per vincere alla priorità. Probabilmente ha pagato l’inesperienza».
Questo tuo modo completamente diverso di stare concentrato dal primo all’ultimo secondo, che non hai mai avuto, da dove è nato?
«Nasce da tutta una serie di esperienze, soprattutto di quest’anno, perché il nuovo sistema ti obbliga a tirare in questo modo, senza precipitare troppo. La mia scherma di prima era molto aggressiva e spesso quando perdevo mi riusciva di recuperare proprio grazie alla mia forza e grinta e alla voglia di toccare l’avversario. Con l’apparecchio di prima, che accendeva molto di più, gli avversari scappavano indietro e quindi mi davano lo spazio necessario per poter toccare con più facilità su tanti bersagli. Prima ero un attaccante puro. Adesso cerco di costruire molto più l’azione, cerco di sfruttare le opportunità che mi dà l’avversario».
Paradossalmente questo apparecchio potrebbe essere la tua nuova forza, permetterti di avere un’altra scherma, più ragionata?
«Non è che con l’apparecchio di prima andassi male».
No, ma magari adesso nasce un nuovo Sanzo.
«Me lo auguro. Se è come quello di ieri ben venga. L’apparecchio che c’era ieri mi piace, perché ti permette di fare una buona scherma dal punto di vista tecnico e quindi anche tattico, però senza eliminare alcuni colpi che la convenzione del fioretto prevede».
Sarà la versione definitiva o troveranno qualche altra innovazione?
«Tra poco ci sarà una prova alla Leipzig Arena per altre innovazioni, come la gorgiera elettrica e il braccio armato elettrificato fino al gomito. E poi vogliono togliere il bersaglio non valido, perché secondo loro sarebbe più comprensibile per il pubblico. Però a mio avviso si snatura completamente il fioretto. Lo fanno per attirare il pubblico, ma secondo me è sbagliato, perché non mi sembra che la spada abbia molti più spettatori. Anzi, io credo che il colpo portato dietro la schiena sia molto più spettacolare che vedere un atleta che tira sul braccio. In più con queste nuove regole si andrebbe ad avvantaggiare una nicchia di tiratori, soprattutto quelli alti».
Non ti sembra di essere un po’ bollato dagli arbitri?
«Da quello che so gli arbitri quando mi giudicano hanno sempre timore, perché mi rendo conto che spesso sono un po’ rompiscatole. Quindi questo loro modo di porsi nei miei confronti è per farmi cercare di capire che sono loro che comandano e quindi spesso esagerano. Ad esempio ieri in semifinale l’arbitro mi ha impedito di cambiare il fioretto senza nessun motivo».
Tu ti sei laureato in giurisprudenza e hai avuto una figlia. Quindi c’è spazio per altro nella tua vita. Non sei solo una macchina tira-stoccate.
«Purtroppo o per fortuna la scherma ti obbliga a dover fare anche altre cose. I calciatori giustamente guadagnano tanti soldi e quindi possono lavorare da professionisti al cento per cento. Noi invece dobbiamo lavorare da professionisti ma, non guadagnando quei soldi, dobbiamo per forza di cose cercare di costruirci un futuro. Il futuro te lo devi creare da solo e io ho provato a studiare e con tanti sacrifici e difficoltà sono riuscito a finire. Poi dopo vediamo. Adesso comincio a fare pratica in uno studio legale, lo stesso dove da due anni lavora mia moglie Frida Scarpa».
La tesi su che cosa l’hai fatta?
«La tesi l’ho fatta sulla disciplina penale del duello. Una cosa divertente e veloce per finire l’università».
Credi che se avessi vinto l’Olimpiade avresti avuto la stessa popolarità di un Montano?
«Non credo proprio. Lui è un personaggio e sa tenere la scena alla grande. Ha successo non perché ha vinto l’Olimpiade. L’Olimpiade l’hanno vinta in tanti. Inizialmente ha avuto una situazione favorevole. Poi lui ha avuto la capacità di conquistare la simpatia delle persone giuste, sa stare in televisione e poi sta con un personaggio importante. E quindi è sempre sotto i riflettori».












