
Giovanni Minuzzi nella vita ha avuto due grandi passioni, l’Esercito e la Scherma. Nel corso della sua lunga e intensa vita la sua strada si è spesso incrociata con quella di personaggi della storia, sportiva e non: dai Greco a Pessina a Benito Mussolini. Mantenendo in ogni circostanza un legame idissolubile con la grande famiglia della scherma.
Roma – Giovanni Minuzzi ci ha lasciato il 9 aprile scorso. Improvvisamente, alla sua maniera: senza indugi, senza addii, in piena attività, mentre partecipava con i suoi amici al quotidiano torneo di bridge, determinato come sempre a vincerlo, come molto spesso gli riusciva di fare.
Giovanni Minuzzi si era diplomato nel lontano 1930 alla Scuola Militare di Educazione Fisica, la «cara vecchia Farnesina» come lui era solito definirla, con grande nostalgia. Ma nel mondo della scherma era stato introdotto fin dal 1915 al Collegio Nazareno, con il maestro Candido Sassone, e più tardi, sollecitato da uno zio schermidore, amico di tanti maestri, al Gladium, con Valentino Ammannato. Conobbe Agesilao e Aurelio Greco, Carlo Pessina e molti altri grandi del tempo.
Giovane sottotenente, esordì nella professione a La Spezia in un Reggimento di Artiglieria, poi nella Regia Nave Pisa, allora adibita a scuola e, nel ’34, fu destinato a Roma, al Genova Cavalleria, Reggimento nel quale rimase fino alla finse della seconda guerra mondiale.
Negli anni che precedettero la guerra fu invitato ad insegnare scherma a Benito Mussolini, al Ministro Giuseppe Bottai e al figlio Bruno. Quando uno squadrone del Genova fu messo a disposizione del regista Alessandro Blasetti per l’Ettore Fieramosca, Minuzzi fu comandato di sviluppare la parte schermistica del film. Nella fase conclusiva del duello con spadone a due mani, egli finì col sostituirsi a Osvaldo Valenti, che non riusciva a sostenere in modo schermisticamente valido la sua parte contro Gino Cervi, fisicamente più solido e robusto. Fu un’esperienza interessante, che egli ricordava volentieri.
Nel disorientamento che seguì al drammatico 8 settembre, arrivato fortunosamente a Roma e insicuro sul da farsi, Giovanni Minuzzi fu esortato dal Generale di Cavalleria Soleti a partecipare a un concorso per ufficiali effettivi del costituendo Corpo delle Guardie di P.S. e quindi destinato a Roma alla Squadrone a cavallo. Negli anni che seguirono l’impegno e la responsabilità assunte lo tennero lontano dalla scherma attiva, ma la passione che sempre lo aveva animato fece spesso intrecciare il suo lavoro con essa, e la scherma rappresentò un riferimento sempre costante, orientativo nelle più differenti e varie situazioni di vita. Non appena infatti Giovanni Minuzzi lasciò il servizio effettivo, si riappropriò del suo ruolo di maestro, dopo un adeguato aggiornamento e allenamento presso il Club Roma con Giorgio Pessina, insegnando agli allievi dell’Isef insieme ai colleghi che già ben rappresentavano la vecchia Magistrale: Umberto Di Paola, Vittorio Maselli, Giovanni Camera, oltre a Michele De Santis, figlio del suo vecchio maestro.
Si costituiva intanto l’Accademia del Corpo delle Guardie di P.S. e il Ministero gli affidò l’incarico di insegnare scherma agli allievi, ciò che egli fece con la passione di sempre e con soddisfazione fino al 1978, anno di chiusura dell’Accademia.
Si concluse allora per Giovanni Minuzzi la carriera di Maestro, ma non si spezzò il legame che per tutta la sua vita lo aveva unito alla scherma, gli amici fraterni di una stessa, grande e amata famiglia.












