Il Presidente della Federazione Italiana Scherma, Luigi Mazzone, è stato protagonista della rubrica “Beyond the competitions” curata – sul proprio sito istituzionale – dalla Confederazione Europea. In un focus dal titolo “La scherma che trasforma la vita”, il numero 1 della FIS ha parlato di leadership, inclusione e tradizione della disciplina, puntanto forte sul modello rappresentato dall’Italia.
Di seguito, tradotto in italiano, il testo integrale dell’intervista disponibile su eurofencing.info a QUESTO LINK.
Il percorso di Luigi Mazzone nella scherma è iniziato molto prima delle sale dei consigli e delle responsabilità presidenziali. Da giovane spadista ha raggiunto i vertici a livello nazionale e internazionale, mentre contemporaneamente portava avanti gli studi in medicina. «Il mio periodo da atleta è stato certamente memorabile e formativo: il titolo italiano, un podio in Coppa del Mondo», ricorda. Ma ciò che gli è rimasto di più non è stato solo il risultato, bensì la disciplina quotidiana necessaria per conquistarlo.
Studiare medicina mentre si allenava ad alto livello richiedeva una maturità precoce. «Conciliare scherma e studio è stata una vera sfida da adolescente e da giovane adulto», racconta Mazzone. Quel periodo ha plasmato i valori che ancora oggi guidano il suo percorso. «La scherma mi ha insegnato l’adattabilità e la fiducia nella meritocrazia: il vero successo nasce dal lavoro duro e dalla dedizione», aggiunge, indicando lezioni che si sono trasferite direttamente nella sua vita professionale.
Oggi, da presidente della Federazione Italiana Scherma, vede la leadership attraverso la stessa lente: servizio, responsabilità e attenzione ai reali bisogni degli atleti. «Cerco sempre di mettermi nei panni dell’atleta, pensando a ciò di cui avevo bisogno quando ero in pedana», spiega. Per lui la governance moderna deve andare oltre medaglie e classifiche: «La responsabilità non riguarda soltanto i risultati, ma anche la creazione di ambienti in cui gli atleti si sentano sostenuti, inclusi, stimolati in modo sicuro e compresi».
Perché questa storia è importante per la scherma europea
Nella scherma europea prestazione e tradizione sono pilastri fondamentali, ma lo sono anche l’educazione, l’inclusione e la salute a lungo termine delle nostre comunità. Il profilo di Mazzone è unico perché il suo lavoro collega concretamente questi mondi: sport d’élite, leadership istituzionale e neuropsichiatria infantile.
Dal suo punto di vista medico, lo sport non è soltanto attività fisica: può diventare uno spazio strutturato di sviluppo, soprattutto per i bambini che vivono il mondo in modo diverso. «Lo sport in generale promuove il benessere fisico e mentale, soprattutto durante l’infanzia», afferma. «Come neuropsichiatra infantile credo fortemente nell’importanza di creare spazi ricreativi e inclusivi per i bambini con disturbi del neurosviluppo».
È molto chiaro anche sul ruolo che lo sport dovrebbe svolgere. Non è un sostituto delle cure cliniche, ma può diventare un potente supporto se affrontato nel modo corretto. «Queste attività non sono strettamente terapeutiche», sottolinea Mazzone, «ma se combinate con interventi basati su evidenze scientifiche possono migliorare significativamente la qualità della vita dei bambini e delle loro famiglie».
Scherma e autismo: una struttura che crea possibilità
Tra molti sport, la scherma offre qualcosa di particolarmente prezioso per i bambini con disturbi del neurosviluppo, incluso l’autismo: un’interazione prevedibile. Il formato è chiaro, le regole sono definite e il contatto sociale è presente, ma controllato.
«La scherma è particolarmente adatta ai bambini con disturbi del neurosviluppo, soprattutto alle persone con autismo, perché combina struttura, regole chiare e interazione sociale controllata», spiega Mazzone. Descrive l’assalto in termini molto concreti: «L’avversario è a circa due metri da te e devi interpretare, controllare e prevedere ogni movimento per evitare di essere colpito».
Questa combinazione – struttura più interazione reale – diventa un terreno di allenamento per importanti abilità cognitive. «È un eccellente allenamento per chi ha l’autismo nello sviluppo delle abilità metacognitive», afferma, sottolineando come la scherma non insegni soltanto movimenti, ma anche schemi di pensiero. Inoltre, favorisce l’organizzazione sensoriale e l’attenzione in modi a cui molti bambini rispondono positivamente. «Supporta l’elaborazione sensoriale attraverso stimoli visivi e uditivi», osserva Mazzone, «che rinforzano positivamente l’attività».
Cosa possono sviluppare i bambini in pedana
L’inclusione non riguarda soltanto la partecipazione: riguarda lo sviluppo. Nell’esperienza di Mazzone, la scherma può aiutare i bambini a costruire competenze fondamentali che contano ben oltre la palestra. «La scherma può migliorare le funzioni esecutive, il controllo dell’attenzione, la regolazione emotiva e la flessibilità adattiva», spiega.
Nella pratica, i progressi diventano spesso visibili in piccoli ma significativi momenti: anticipare invece di reagire, restare presenti sotto stress, gestire la frustrazione invece di chiudersi. «Abbiamo visto bambini imparare ad anticipare i movimenti dell’avversario, gestire la frustrazione, sviluppare reciprocità sociale e acquisire fiducia nell’interazione con gli altri», racconta Mazzone: abilità che rafforzano naturalmente l’inclusione sociale.
Sottolinea anche perché la scherma può risultare più sicura rispetto a molti ambienti sportivi tradizionali. «Elementi come la routine, regole chiare, distanza controllata e interazione strutturata permettono ai bambini di esplorare le relazioni in sicurezza», spiega, favorendo la regolazione emotiva e incoraggiando autonomia, funzionamento adattivo e abilità sociali.
Perché gli sport tradizionali possono essere difficili
Mazzone è diretto su ciò che molte famiglie sperimentano: non tutti gli ambienti sportivi sono naturalmente accessibili. Per i bambini con autismo alcuni contesti possono generare stress più che crescita. «Negli sport tradizionali i bambini con autismo spesso affrontano sovrastimolazione, regole poco chiare o richieste sociali non strutturate», spiega. Quando l’ambiente diventa troppo intenso, il risultato può essere prevedibile: «Questi fattori possono portare ad ansia, ritiro o comportamenti problematici».
Ed è proprio qui che la scherma – se proposta con attenzione – può offrire un’esperienza diversa: una struttura prevedibile che include comunque una vera interazione, passo dopo passo.
L’inclusione inizia adattando l’ambiente
Uno dei messaggi più forti di Mazzone è che l’inclusione non si ottiene chiedendo al bambino di adattarsi. Si ottiene quando club e allenatori sono pronti ad adattare l’ambiente. «L’inclusione nella scherma, come negli altri sport, richiede di adattare l’ambiente alle esigenze individuali di ogni bambino», afferma. Questo significa intervenire sul modo di comunicare, sul ritmo dell’allenamento, sulla gestione degli spazi e sulla capacità di anticipare i momenti di stress.
Per questo la formazione degli allenatori diventa fondamentale. «Gli allenatori devono essere formati per comprendere le caratteristiche dell’autismo e degli altri disturbi del neurosviluppo», spiega Mazzone, «adattando sia la comunicazione sia l’ambiente e sapendo anticipare e gestire i comportamenti complessi». Aggiunge anche un punto pratico spesso sottovalutato: «L’ambiente deve essere preparato in anticipo per accogliere persone con autismo o disturbi del neurosviluppo».
Questa responsabilità non può ricadere soltanto sui singoli tecnici: devono sostenerla anche le istituzioni. «Le federazioni devono essere attrezzate per fornire formazione», sottolinea Mazzone. Cita un esempio concreto dall’Italia: la Federazione Italiana Scherma ha organizzato lo scorso ottobre un webinar dedicato alla strutturazione di una palestra di scherma e all’approccio all’atleta con autismo, con oltre 100 partecipanti tra cui molti maestri di scherma.
Prestazione e responsabilità devono crescere insieme
Per la scherma europea la visione di Mazzone è chiara: eccellenza e inclusione non sono obiettivi in competizione. Devono far parte della stessa prospettiva. «Le istituzioni devono riconoscere che inclusione, benessere e sviluppo delle competenze sono importanti quanto i risultati sportivi», afferma.
E offre una frase che va al cuore della governance sportiva moderna: «Vincere medaglie ai Campionati del Mondo e alle Olimpiadi non basta». Per lui uno sport che resta esclusivo rischia di perdere il proprio futuro. «Uno sport che non è inclusivo perde una grande opportunità di crescita», afferma Mazzone, invitando a programmi che colleghino l’ambizione competitiva con un impatto sociale reale.
Un messaggio rassicurante ai genitori e un invito ai club
Mazzone comprende perché alcuni genitori possano esitare. «La scherma a volte può sembrare intimidatoria… perché è percepita come un “duello” e prevede l’uso di un’arma», riconosce. Ma invita le famiglie ad andare oltre lo stereotipo e a guardare ciò che la scherma può diventare con la giusta guida: «Con una corretta formazione e accompagnamento può diventare un ambiente di supporto che promuove il benessere su più livelli».
Ai club e ai tecnici di tutta Europa il suo messaggio è altrettanto chiaro e proiettato al futuro. «La scherma ha il potenziale di trasformare la vita delle persone ben oltre le competizioni e le medaglie», afferma Mazzone. Invita la comunità a prendere sul serio l’inclusione, non come slogan ma come standard condiviso: «Adottate pratiche inclusive, collaborate a iniziative educative comuni e riconoscete che la vera eredità del nostro sport non sta solo nei podi, ma nelle opportunità che crea per tutti».












