LA FINALE INDIVIDUALE DI SCIABOLA MASCHILE ALLE OLIMPIADI DI ATENEdi Prof. Umberto Nittoli (Maestro d’Armi dell’Accademia di Scherma di Roma)

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LA FINALE INDIVIDUALE DI SCIABOLA MASCHILE ALLE OLIMPIADI DI ATENEdi Prof. Umberto Nittoli (Maestro d’Armi dell’Accademia di Scherma di Roma)

Il Prof. Umberto Nittoli, Maestro d’Armi dell’Accademia di Scherma di Roma, propone la sua interpretazione della dinamica della finale olimpica di sciabola maschile individuale che ha visto trionfare il nostro Aldo Montano sull’ungherese Zsolt Nemcsik. Un intervento che volentieri pubblichiamo nella nostra newsletter.

Roma – La finale individuale di sciabola maschile alle Olimpiadi di Atene, è noto, si è svolta tra l’italiano Aldo Montano e l’ungherese Zsolt Nemcsik e il nostro atleta ha vinto la medaglia d’oro olimpica. Queste righe non vogliono essere una prova di acredine nei riguardi del nostro campione e della sua vittoria, ma la gara che ho seguito per televisione secondo me ha offerto spunti per una valutazione tecnica dell’incontro che dà una giusta dimensione all’attuale situazione tecnica dell’arma. Il 20 dicembre 2003, noi Maestri abbiamo partecipato ad uno stage sulla sciabola in occasione di un collegiale dei nostri atleti azzurri, uomini e donne, svoltosi al Centro di preparazione olimpica dell’Acqua Acetosa di Roma, poco dopo i Campionati Mondiali di L’Avana. In quell’occasione ho saputo che il principio basilare tecnico che propugna l’attuale Commissario d’Arma Christian Bauer è la misura e in particolare l’azione del passo avanti affondo (misura camminando).

La mia disinformazione in merito era determinata dal fatto che dai miei trascorsi all’Accademia di Scherma di Roma ricordavo che i principi fondamentali per schermire sono: la Misura, il Tempo e la Velocità.

Pertanto, ricordo nel mio periodo di formazione magistrale che dai nostri insegnanti – Pessina, De Santis, Di Paola, Camera e Maselli (quasi tutti maestri di scherma ufficiali militari dell’ex Accademia Fascista di Roma) – venivamo istruiti con particolare attenzione alla tecnica schermistica del braccio armato. Ciò che secondo me potrebbe avvalorare la tesi del collega francese è che, per evidenziare l’importanza dell’azione degli arti inferiori nella scherma come nelle specialità dei lanci dell’atletica leggera, si dice quasi paradossalmente che si lancia con le gambe e quindi che si schermisce con le gambe.

Ma proprio l’incontro di finale di Atene tra Montano e Nemcsik, ha evidenziato la ricerca dell’italiano di mantenere strettamente il parametro della misura al punto di perderla in diverse fasi dell’assalto, finendo per trovarsi o troppo lontano o troppo sotto. Al punto che sul finire del combattimento l’atleta azzurro, si è procurato un trauma al piede, se non sbaglio a quello di guardia cioè quello anteriore, ed è stato soccorso cavallerescamente anche dal suo avversario ungherese. In quel momento la gara è anche sembrata essere definitivamente compromessa, mentre forse è stato quello il momento topico e risolutivo dell’incontro. Infatti Montano per tutto l’incontro è stato dominato tatticamente da Nemcsik che alla foga tenace nel portare i colpi del livornese, ribatteva con azioni essenziali frutto della capacità di cogliere il momento, cioè il tempo per colpire decisamente il bersaglio. La sagacia tattica del magiaro protrattasi per quasi l’intera durata dell’assalto, è sembrata spegnersi come un black out dopo l’incidente a Montano. Il nostro atleta l’ha capito immediatamente e ne ha saputo approfittare opportunamente portando a bersaglio le ultime stoccate decisive e quella vincente.

Gli incontri di semifinale avevano mostrato una scherma di sciabola dell’atleta bielorusso affrontato dall’azzurro in semifinale quasi pietosa, tant’è vero che lo schermidore ucraino che ha combattuto con lui per la medaglia di bronzo lo ha superato facilmente, come un coccodrillo che divora fulmineamente una preda facile e incauta.

Quella dello scherma attuale è una situazione in cui i primattori sono bravi ma forse non in assoluto rispetto alla storia delle tre armi, a parte quella estremamente recente della scherma femminile. Si potrebbe paragonare lo stato momentaneo della disciplina a quella del melodramma, dove Luciano Pavarotti, Placido Domingo e Josè Carreras sono i migliori di oggi, ma non di sempre. Per esempio, nel fioretto manca un talento acrobatico come quello del romeno Ion Drimba, oro individuale alle Olimpiadi di Città del Messico 1968, nella spada campioni del calibro di Edoardo Mangiarotti e del suo storico rivale Christian d’Oriola. Nella sciabola – e qui ritorniamo in argomento – non ci sono in questo momento sulla pedana sciabolatori come il polacco Jerzy Pawlowski o il nostro Michele Maffei, intesi come specialisti della scherma moderna.

Per concludere, la tecnica di combattimento della sciabola (e non solo di essa) è basata e comprende azioni ritmiche imperniate sul tempo e la scelta del momento opportuno per agire o difendersi. Inoltre non bisogna assolutamente trascurare di una virgola, tutto il capitolo delle azioni di seconda intenzione, che sono la parte più sofisticata della tattica.

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