IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SALUTA GLI ATLETI AZZURRI IN PARTENZA PER ATENE – PASTORE, TARANTINO E TERENZI AL QUIRINALE IN RAPPRESENTANZA DELLA SCHERMA

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IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SALUTA GLI ATLETI AZZURRI IN PARTENZA PER ATENE – PASTORE, TARANTINO E TERENZI AL QUIRINALE IN RAPPRESENTANZA DELLA SCHERMA

Roma – Festa dello sport italiano questa mattina al Quirinale, dove, nella splendida Sala dei Corazzieri, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha salutato gli atleti azzurri in partenza per le Atene. Una tradizione inaugurata dallo stesso Ciampi prima delle Olimpiadi di Sydney.

A fare gli onori di casa, insieme con il capo dello stato, la signora Franca Ciampi. C’erano, ovviamente, i massimi dirigenti del CONI, dal Presidente Giovanni Petrucci al Segretario Generale Raffaele Pagnozzi (che sarà anche il capo missione alle Olimpiadi) alla vice-presidente (ed ex grande fiorettista) Diana Bianchedi. A rappresentare il governo il Ministro della Cultura Giuliano Urbani e il suo sottosegretario con delega allo sport Mario Pescante.

Per la Federazione Italiana Scherma c’erano il Presidente Antonio Di Blasi e il Segretario Generale Gianfranco Carabelli, mentre in rappresentanza degli schermidori azzurri al Quirinale sono saliti gli sciabolatori Giampiero Pastore, Luigi Tarantino e Tonhi Terenzi. Hanno invece dovuto rinunciare all’ultimo momento all’appuntamento con Ciampi Aldo Montano e Gioia Marzocca, bloccati da improrogabili impegni personali.

Nel corso della cerimonia, prima del Presidente hanno preso la parola Petrucci e il Ministro Urbani. Dopo avere ringraziato Ciampi per «il grande onore di un incontro al Quirinale, nella casa degli italiani», Petrucci ha ricordato l’importanza e la difficoltà di questa nuova avventura dello sport italiano: «Il CONI è qui con una rappresentanza di quella che sarà la squadra azzurra ad Atene. Una squadra tanto numerosa quanto mai lo è stata in passato. E sono certo che a lei, che tanto spesso ci ha stupito per la sua competenza in materia sportiva, questo dato non sfuggirà».

«Ad Atlanta e Sydney – ha proseguito Petrucci – l’Italia ha vinto moltissimo. Sarà difficile ripeterci gli stessi livelli. Difficile e probabilmente impossibile. Ma noi contiamo di non discostarci molto da quelle vette. Noi speriamo – e ce ne sono i presupposti – di continuare a far parte dell’eccellenza del medagliere, di continuare a essere tra le prime dieci nazioni del mondo. Noi tutti – ha concluso – sappiamo che lei è un grande tifoso dello sport italiano. Sappia che lo sport italiano fa un gran tifo per lei».

Dopo Petrucci, ha parlato brevemente il Ministro Urbani: «A voi tutti dico bravi perché vi siete qualificati per le Olimpiadi. Al vostro ritorno spero di potervi dire che siete stati bravissimi. Mi sento di mandarvi solo due messaggi: il primo è che avrete il nostro tifo; il secondo è che dovete ricordarvi che tra tutti i vostri concorrenti l’unico che potete con sicurezza battere è quello che avete dentro di voi».

A questo punto il capo dello stato, al quale è stata regalata una divisa olimpica dell’Italia, ha consegnato il tricolore nelle mani di Yuri Chechi (che Petrucci ha definito piccolo grande uomo), che sarà il nostro portabandiera ad Atene. Poi ha rivolto il suo saluto agli atleti azzurri, sottolineando l’importanza anche e soprattutto simbolica della loro missione: «È la seconda volta che nel corso del mio mandato – ha detto Ciampi – ho l’onore di consegnare alla squadra olimpica il tricolore che porterete alle Olimpiadi. A Sydney questo tricolore – insieme all’Inno di Mameli – portò fortuna. Non sarà facile ripetersi. L’importante è arrivare a quei livelli. Credo siano stati i nuotatori ad adottare, quattro anni fa, come simbolo proprio il primo tricolore italiano, quello di Reggio Emilia. Vedere quel tricolore di due secoli fa sul podio che univa in un abbraccio i nostri nuotatori, mi ha fatto riflettere che, con quel gesto, essi ci dicevano che il nostro Risorgimento, in realtà, è un progetto non solo ancora valido, ma in atto. Che cosa è stato il Risorgimento, se non l’idea che il progresso morale, materiale, la rinascita della dignità del nostro popolo poteva avvenire solo ed esclusivamente costruendo l’unità, l’unità che ci dà forza, che ci rende fratelli, che trasforma un’identità culturale in una comunità? Ce ne rendiamo conto quando vediamo sventolare un tricolore: quell’emozione che ci prende è il senso di appartenenza alla Nazione, una e indivisibile. E so che questo è il sentimento di tutti gli italiani. Riportate in Patri il nostro tricolore con tante medaglie. Io sarò qui ad attendervi e premiarvi, in nome della Repubblica, che è la nostra casa comune, costruita sulla solida pietra dei valori, della memoria, dei sacrifici dei nostri padri».

Ciampi ha poi sottolineato il valore sociale dell’attività sportiva e le responsabilità che i rappresentanti del mondo dello sport hanno nei confronti dei giovani, che ad essi guardano come a modelli da imitare. E, alla presenza del Presidente della Federcalcio Franco Carraro, non ha mancato l’occasione per lanciare qualche critica abbastanza pesante nei confronti del calcio («Vicende recenti del calcio italiano – ha affermato il capo dello stato – manifestano l’urgenza di una sua rigenerazione morale, economica e organizzativa. Non so se i provvedimenti più recenti siano tecnicamente i più appropriati»). Il Presidente della Repubblica ha concluso il suo discorso ricordando agli atleti il significato più autentico delle Olimpiadi: «Le Olimpiadi – ha detto Ciampi – sono la gara più importante: esaltano le virtù, spirituali e fisiche, dell’uomo; rappresentano un momento di comprensione e di affratellamento fra i popoli. Non è un caso, infatti, che nell’antichità fossero precedute e seguite da una tregua militare. Esse esprimono il sogno di un mondo che supera l’aggressività, creando un modello di competizione sana; generano gioia, allegria, bellezza, rispetto reciproco. Sono gli ideali ai quali crediamo e che ci spingono a gridare insieme, ogni giorno, Viva l’Italia».

Al termine del discorso, Ciampi e la moglie Franca si sono intrattenuti con gli atleti e i dirigenti delle varie discipline, ai quali sono stati regalati degli opuscoli con il testo completo dell’Inno di Mameli (o Canto degli Italiani), che tutti speriamo di ascoltare più e più volte suonare ad Atene.

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