DANI GAROZZO SI È LAUREATO IN MEDICINA CON 110 E LODE. COMPLIMENTI, “DOTTOR FIORETTO”!

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DANI GAROZZO SI È LAUREATO IN MEDICINA CON 110 E LODE. COMPLIMENTI, “DOTTOR FIORETTO”!

Il “Dottor fioretto” ha messo a segno l’ultima stoccata. Centro pedana, saluto e proclamazione. Stavolta non c’è l’arbitro a dire “vince…” ma il Rettore a proclamarlo “Dottore in Medicina con voti 110 e Lode”.

Il “Dottor fioretto”, al secolo Daniele Garozzo, ora gongolerà a suo modo: ancorato alla dolcissima ossessione della rincorsa a un perfezionismo ch’è alla base dei suoi successi, prima di rispondere “grazie” ai vostri “complimenti”, ricorderà – senza che nessuno gliel’abbia chiesto – che “ci ho messo un po’ di più del dovuto”, dimenticandosi volutamente che nel mezzo, prima della Tesi di Laurea, ha scritto la Storia, vincendo un’Olimpiade a Rio e conquistando una Medaglia d’Argento ai Giochi successivi di Tokyo, più molto altro che val la pena omettere perché altrimenti non “basterebbe l’inchiostro”. Come mai non li ricorda, i titoli vinti? Perché gli sembrerebbero alibi, e quelli gli fanno lo stesso effetto delle stoccate degli avversari. E se ci sono, perché esistono, sotto a lavorare per far sì che siano meno possibile.

 

Il “Dottor fioretto” è così. Prendere o lasciare. Il “suo” mondo della scherma lo prende così, con questo “difetto” dell’autocritica spesso severa ma sempre autoironica, che a ben pensarci è uno dei pregi migliori, e con quella faccia da bravo ragazzo che rappresenta uno splendido esempio di talento valorizzato con il lavoro, la disponibilità al sacrificio, la dedizione, l’ostinata ricerca d’ottimizzare il tempo per rincorrere ogni obiettivo, per tagliare ogni traguardo, per coronare ogni sogno.

 

Daniele Garozzo, asso della scherma azzurra appartenente al gruppo sportivo delle Fiamme Gialle, ce l’ha fatta. È Dottore in Medicina, anzi “Dottor fioretto” (per dirla come La Gazzetta dello Sport) nel pieno d’una carriera da campione in cui chiedere (a se stesso, ovviamente) ancora tanto altro, nel mentre alternerà divisa bianca e camice bianco, pedane e corsie.

 

Ha dato gli ultimi esami tra una Coppa del Mondo e l’altra, tra il tramonto di un’Olimpiade e l’alba della marcia d’avvicinamento a un’altra, lanciando il più semplice e autentico dei messaggi ai tanti appassionati di scherma, d’ogni età, che lungo il proprio percorso di crescita si trovano dinanzi al bivio: di qui lo studio, di là l’allenamento. Bivio “un corno!”, è il senso della testimonianza di Dani!

 

“Se non avessi studiato Medicina non avrei vinto due medaglie olimpiche”, ipse dixit. E cioè l’esatto contrario dello stereotipato (e persino umanissimo) concetto del poco tempo che resta a chi fa sport ad alto livello per studiare, o viceversa per far sport ad alto livello a chi ha intrapreso un percorso di studi impegnativo.

 

La bellezza di questo suo messaggio è che viene scandito in coro, da tanti colleghi “Dottori” di tutte le armi che hanno inseguito e tagliato traguardi accademici in varie facoltà parallelamente ai risultati sportivi. E il loro esempio, che “studiando si para” (pure), è tra le più vere e significative cartoline che la scherma sappia offrire ai suoi appassionati e praticanti.

 

Intanto, oggi il protagonista è lui!

Complimenti, Dottor Garozzo. Quando sentirà quell’annuncio, “Il Medico alla pedana della finale”, da oggi le potrebbe toccare correre due volte…

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