
Rimini – Si è tenuto a Rimini, in occasione della 44esima edizione del Gran Premio Giovanissimi ”Renzo Nostini” – Trofeo Montepaschi Vita, un dibattito pubblico, organizzato dalla Federazione Italiana Scherma, sul tema ”Il diritto allo studio degli atleti”. Sono intervenuti il Presidente della FIS, Giorgio Scarso; il Segretario Generale, Salvatore Ottaviano; Roberta Innamorati, rappresentante del Ministero per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive; Cettina Pulejo, funzionario della Direzione Generale dello Studente del Ministero della Pubblica Istruzione e Rita Malvezzi, dirigente di società e presidente di Consiglio d’Istituto. L’incontro, moderato da Luca Magni, rappresenta il primo passo verso la sensibilizzazione del rapporto tra il mondo della scherma e quello della scuola. Fare sport per chi va a scuola è spesso un problema, non solo per i campioni, ma anche per gli atleti normali. E proprio da queste basi – dopo la tavola rotonda di Roma del 7 maggio scorso, nella quale si sono dibattute le problematiche cardine sulle quali la federazione ha voluto focalizzare il suo obiettivo – è partito il confronto. Uno scambio di idee e di esperienze anche vigoroso, ma che ha messo di fronte, in termini pratici e non anacronistici, una realtà con la quale i giovani si scontrano quotidianamente. Nel suo saluto, il presidente federale Giorgio Scarso, ha voluto rimarcare l’importanza dell’imprenscindibilità del rapporto scuola-sport: ”Non è assolutamente pensabile immaginare una crescita del nostro sport, senza pensare ad una crescita dei nostri giovani. La scherma si è sempre distinta per aver cercato di far coniugare le due cose. A volte, i genitori, quando vedono che il curriculum scolastico del figlio non è proprio dei migliori, accusano lo sport, senza pensare che la causa scatenante non può e non deve essere rintracciata solo in esso. La federazione ha colto il problema, adottando una delibera ad hoc per l’incentivo allo studio, proprio per la tutela di quegli atleti che riusciranno a coniugare i risultati sportivi con quelli scolastici. Vogliamo pensare, insieme ai ministeri di riferimento e al CONI, di aprire un tavolo di lavoro per costruire un futuro migliore per i nostri giovani”. Sulla stessa lunghezza d’onda Roberta Innamorati, rappresentante del Ministero per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive: ”Sposo in pieno il problema sollevato dal presidente. Il ragazzo che fa sport, non deve essere colui che va male a scuola o arriva a scegliere l’una o l’altra cosa. Il nostro compito è quello di aiutare i ragazzi ad armonizzare le due attività. Non ci possiamo permettere di costringere un genitore ad iscrivere il proprio figlio ad una scuola privata per poter praticare sport ad un certo livello, sarebbe un’ingiustizia. Il Governo è a disposizione per conoscere i casi sia positivi che negativi e per capire come poter operare”. Cettina Pulejo, funzionario della Direzione Generale dello Studente del Ministero della Pubblica Istruzione, invece, afferma che la scuola non è assolutamente contro gli studenti-atleti: ”Stento a credere che i ragazzi che praticano sport siano considerati di seconda categoria. Bisogna rendersi conto, però, che ci sono esigenze sia per il mondo sportivo che per quello della scuola. Credo sia importante creare un dialogo tra scuola ed atleti di tipo paritetico, dando la possibilità a coloro che fanno sport di conoscere tutte le norme che possano permettere di arrivare alla costruzione di questo tipo di rapporto”. E proprio sul concetto di conoscenza, Rita Malvezzi, dirigente di società e presidente di Consiglio d’Istituto, ha voluto basare il suo intervento: ”Dopo l’incontro di Roma, ho riflettuto sul rapporto scuola-federazione. Le scuole non conoscono a fondo le federazioni o le società sportive e a volte, mancano proprio quelle informazioni basilari che potrebbero avviare un certo tipo di rapporto di collaborazione. Penso che uno degli obiettivi da perseguire sia quello di presentare i nostri ragazzi non solo come atleti, ma anche come scolari che vogliono crescere e diventare uomini”. Dopo l’intervento dei relatori, si è aperto il dibattito al quale hanno voluto portare il loro contributo dirigenti di società e genitori, interfacciandosi con i rappresentanti dei due ministeri, per avere chiarimenti, portare proposte e, al tempo stesso, suggerire eventuali soluzioni. Nel concludere i lavori, il presidente Giorgio Scarso ha parlato di un primo tentativo di smuovere le acque su un tema molto caro alla federazione: ”Dobbiamo continuare su questa strada, cercando di coinvolgere le scuole e facendo passare il messaggio di questo incontro. Il nostro impegno sarà quello di portare ulteriori proposte ai due ministeri interessati, in modo da sensibilizzare al massimo l’opinione pubblica per far crescere la cultura ed il consenso verso il mondo dello sport, attraverso l’utilizzo di strumenti adeguati”.












