
Atene – Interessante e molto articolato è risultato l’incontro che il Presidente della Federscherma italiana Antonio Di Blasi (nella foto) ha avuto oggi con i giornalisti a Casa Italia a conclusione delle gare olimpiche di scherma che hanno visto l’Italia concludere prima nel medagliere specifico con tre ori, tre argenti e un bronzo, davanti alla Francia.
Il Presidente Di Blasi ha esordito manifestando la propria grande soddisfazione per le sette medaglie conquistate: «Siamo riusciti a ripetere le sette fantastiche medaglie di Atlanta 1996. Un’impresa memorabile, un bilancio ottimo. I miei pronostici andavano dalle 4 alle 6 medaglie, ma il numero 7 è il mio preferito».
Prima di stilare un bilancio arma per arma Di Blasi ha apertamente criticato la formula attuale dei tornei olimpici di scherma: «Per la prima volta la scherma italiana è andata alle Olimpiadi incompleta. Mancavano le due squadre di spada. Frutto di un regolamento assurdo che impedisce a tutti i più forti del mondo di essere presenti alle Olimpiadi a vantaggio invece di atleti non all’altezza di un’Olimpiade. Questa formula prevede che nei tornei a squadre ci siano otto squadre di cui quattro sono realmente le migliori mentre altre quattro escano dalle qualificazioni per continenti. Questo è l’aspetto più negativo. Non so davvero come si possa accettare ancora per Pechino 2008. L’assurdità di queste formule ha avuto un’altra clamorosa conferma con la vittoria nella sciabola dell’americana Mariel Zagunis. È diventata campionessa olimpica ma di straforo in quanto ha potuto partecipare ai Giochi solo per il ritiro di una nigeriana».
Cosa propone l´Italia?
«Le proposte sono due: la prima prevede che si qualifichino le otto squadre migliori del mondo, poi per le gare individuali si possono aggiungere altri nomi lasciando il posto libero a chi non è rappresentato con la squadra. La seconda è questa: si qualificano come ora le quattro migliori in assoluto più altre quattro dai continenti, però per gareggiare nel torneo individuale ci si deve qualificare».
Di Blasi è tornato a parlare del bilancio azzurro: «Valentina Vezzali e Giovanna Trillini sono state eccezionali. Con la loro bravura era fatale che si incontrassero in finale. Dei fiorettisti ho detto: sono i migliori del mondo. Aggiungo che se fossero stati bene, la Cina in finale non avrebbe superato le 31 stoccate, proprio come ai Mondiali di Cuba. Simone Vanni non ha simulato quando è caduto e gli sono stati affibbiati due cartellini rossi. Era stanchissimo, lui ha avuto non solo una broncopolmonite virale ma anche un versamento pleurico. Aldo Montano ha rappresentato per me la più grande soddisfazione dopo la delusione di Sydney quando Luigi Tarantino appariva spento e la sciabola a pezzi. Christian Bauer è il migliore del mondo, ha saputo mettere a fuoco le capacità di Montano che ha una scherma elegante, che è forte sia in attacco che in difesa. Secondo me Aldo ancora non si è reso pienamente conto delle sue potenzialità. Per quanto riguarda la squadra, prima di Atene mi sarei accontentato di una medaglia, ma quando li ho visti tirare ho creduto nell’oro. Comunque è uno splendido argento».
E gli altri?
«Alfredo Rota non è stato fortunato, così come Cristiana Cascioli, ma nel loro rendimento ha sicuramente influito il fatto che le rispettive squadre non si siano qualificate: sarebbe stato importante anche in fase di allenamento. Dico brave anche a Margherita Granbassi e Gioia Marzocca, un’esperienza preziosa per due debuttanti».
Il Ct del fioretto Andrea Magro non ha nascosto la eventualità di accettare altre offerte…
«Sono già quattro anni che riceve proposte. Credo anche dalla Cina e dagli Stati Uniti. Noi possiamo riconoscere il suo valore con una offerta da cui attendere una risposta. Ma non credo che rinuncerà, c’è un suo grande attaccamento alla scherma italiana».
Qual è il segreto della scherma italiana?
«I nostri commissari d’arma sono bravi – Magro, Bauer, Carlo Carnevali, Giovanni Muzio – ma il capolavoro è rappresentato dai nostri maestri, primo fra tutti Antonio Di Ciolo che può fare il caposcuola di una grande classe di fioretto».
E i problemi della spada?
«I maestri li abbiamo, ma dobbiamo trovare una linea unica della spada italiana, con un progetto anche a lunga scadenza».
Dicono che Bauer abbia fatto il vuoto attorno alla sciabola…
«Non sposo questa linea. È stato chiamato per vincere le Olimpiadi e ha compiuto la missione. Se sarò rieletto, io e il gruppo di consiglieri, si appronterà un progetto anche per la sciabola per il prossimo quadriennio: formare una classe magistrale di sciabola che segua una linea unica».
Ma ci sono le risorse?
«La scherma italiana negli ultimi anni ha perduto dai 5 ai 6 miliardi di vecchie lire. Abbiamo dovuto tagliare dappertutto. Ora non ce la facciamo più. I progetti che riguardano spada e sciabola – il fioretto è in piena salute – hanno bisogno di investimenti. Mi presenterò pertanto al CONI per illustrare le nostre esigenze. Sia chiaro non è che vogliamo i soldi perché portiamo le medaglie. Noi abbiamo credibilità».
Ci parli della Federazione Internazionale.
«Roch va avanti per la sua strada. Ha anche fatto cose buone ma si deve fare sempre e solo come vuole lui. Non c’è nessuna volontà di ascoltare gli altri. C’era una grave anomalia che consentiva a membri dell’Esecutivo di essere presenti anche nelle Commissioni. Per fortuna ciò non avverrà più grazie a una proposta italiana approvata dal Congresso».
Gli arbitraggi?
«Sono peggiori ancor più nella sciabola che nel fioretto. Nella sciabola siamo allo zero assoluto. Il fatto è che le grandi vengono dirette da arbitri che hanno scarsa cultura schermistica. Ma Cramer continua a fare il buono e il cattivo tempo. Fa il lavaggio del cervello agli arbitri. E Roch su questo non interviene».












