
Piacevoli sorprese, autorevoli conferme, qualche inattesa delusione. Il bilancio dell’Italia, ai Mondiali Giovani e Cadetti di Plovdiv è agrodolce. Avrebbe potuto essere un trionfo, è stata “solo” un’ottima prestazione. Ma, se si eccettua qualche risultato negativo assolutamente inaspettato, la scherma azzurra ha dimostrato ancora una volta di essere ai vertici in tutte le specialità
Plovdiv (Bulgaria) – Le lacrime di gioia di Luigi Samele e Arianna Errigo, i sorrisi di Edoardo Munzone e Serena Teo, l’incredula felicità di Andrea Ufficiali, la contenuta delusione di Bianca Del Carretto, la rabbia di Andrea Baldini. Sono solo alcune delle immagini rimaste impresse nella memoria di chi ha assistito ai Mondiali Giovani e Cadetti di Plovdiv. Una trasferta agrodolce per i colori azzurri, perché accanto a piacevoli sorprese e ad autorevoli conferme, ci sono stati anche risultati negativi assolutamente inattesi. Che non hanno comunque impedito all’Italia di essere, come sempre, ai vertici in tutte le specialità.
Parlavamo di piacevoli sorprese. E a questo proposito bisogna fare i nomi di quattro atleti – Luigi Samele, Serena Teo, Edoardo Munzone e Andrea Ufficiali – che nessuno alla vigilia vedeva tra i favoriti. Eppure lo sciabolatore, la fiorettista e i due spadisti hanno compiuto imprese formidabili, l’uno vincendo l’oro, l’altra conquistando l’argento e gli ultimi due raggiungendo il terzo gradino del podio. Samele non ha concesso scampo a nessun avversario, dando un’incredibile dimostrazione di maturità e di superiorità. Ragazzo di poche parole e di ancora più rari sorrisi, si è lasciato andare solo al termine della vittoriosa finale, con un pianto liberatorio che ha stupito e commosso molti degli spettatori. Non è stata da meno Serena Teo. Sempre sorridente, anche nei momenti di massima tensione, la fiorettista di Conegliano ha dimostrato di avere classe, testa e cuore e si è arresa solo in finale alla francese Virginie Ujlaki in quel terno al lotto che è il minuto supplementare.
Bravissimo anche Edoardo Munzone. Lo spadista siciliano ha mostrato doti caratteriali insospettabili, data la sua aria sempre allegra e scanzonata e i suoi curiosi movimenti in pedana, che gli sono valsi un soprannome, Cammello, che con ogni probabilità si porterà dietro per il resto della carriera. E che dire di Andrea Ufficiali che, giunto a Plovdiv da assoluto outsider, si è permesso il lusso di eliminare due francesi, tra i quali il favoritissimo Gauthier Grumier? L’incredulo «Mamma mia» gridato dall’azzurro al termine della sfida con il transalpino rimarrà tra i bei ricordi di questa trasferta.
E bei ricordi rimarranno anche ad Arianna Errigo, la grande promessa della scherma italiana. Partire con i favori del pronostico non è mai facile, perché qualunque risultato diverso dalla vittoria rischia di apparire come una sconfitta. Ma la Errigo se ne è bellamente infischiata e con una maturità sorprendente per una ragazza così giovane, ha disposto delle avversarie come meglio ha creduto, non dando mai, dall’inizio alla fine, l’impressione di poter perdere.
Per restare in tema di belle imprese, non si possono non citare le ragazze della spada, che al Ct Giovanni Muzio hanno dato più di un motivo per sorridere. L’Italia è stata l’unica nazione che nell’individuale ha portato tre atlete tra le otto, due delle quali – Bianca Del Carretto e Nathalie Moellhausen – sono giunte in finale (e potevano essere tre se Francesca Quondamcarlo, in grandissima forma, non avesse incontrato nei quarti proprio la compagna di squadra Del Carretto). Purtroppo, prima la Moellhausen in semifinale poi la Del Carretto in finale si sono dovute arrendere a un’avversaria di tutto rispetto come la romena Ana Branza (bronzo ai Mondiali Assoluti del 2002). Ma entrambe hanno affrontato le sfide decisive in condizioni fisiche precarie. Complimenti anche a Livia Stagni, non solo per il bronzo conquistato nella sciabola Cadetti, ma anche per la serenità e la sportività con cui ha accettato la pesante sconfitta (4-15) patita in semifinale contro l’ungherese Alexandra Bujdoso: scesa di pedana, al Ct Christian Bauer che la interrogava con lo sguardo, la giovane sciabolatrice del Frascati Cocciano ha risposto con un sincero (e simpatico) «non ci ho capito niente».
Le ultime due medaglie l’Italia le ha conquistate nel fioretto, entrambe nella gara a squadre. La prima, un argento, è venuta dal formidabile quartetto formato da Andrea Cassarà, Giuseppe Alongi, Andrea Baldini e Saverio Laiacona, vale a dire i campioni uscenti. Gli azzurrini di Andrea Magro in finale hanno dovuto fare i conti con una squadra in grande crescita, la Cina, e hanno perso di misura (42-45) scontando anche alcune cervellotiche decisioni degli arbitri (per l’Italia una costante in questi Mondiali). La squadra femminile, composta da Marta Cammilletti, Benedetta Durando, Serena Teo e Arianna Errigo si è invece arresa in semifinale (36-45) allo squadrone russo (che in finale ha poi passeggiato con la Germania), rifacendosi nella finalina con la Francia, battuta 45-38.
Passiamo alle note dolenti. Il 4 aprile, giornata nella quale schierava le sue stelle più famose, l’Italia è rimasta a secco. Tutti si attendevano una medaglia dal fioretto maschile, dove, nella categoria Giovani, la nostra nazionale si presentava con fuoriclasse del calibro di Andrea Cassarà, Giuseppe Alongi e Andrea Baldini. E una medaglia ci si aspettava anche da Alessandra Lucchino nella sciabola femminile (sempre categoria Giovani). Purtroppo, le cose sono andate male. Ma se sulle sconfitte di Cassarà e Alongi non ci sono ombre, su quelle di Baldini e della Lucchino c’è parecchio da discutere: entrambi sono stati eliminati nei quarti di finale ed entrambi possono recriminare per alcune decisioni arbitrali che li hanno fortemente penalizzati, impedendo loro di andare a medaglia. A destare clamore, comunque, è soprattutto l’uscita anticipata di Cassarà ad opera del bielorusso Aliaksandar Chaliankov, che è sì il campione mondiale Cadetti di Trapani 2003, ma non può essere assolutamente paragonato al fuoriclasse bresciano. Che, probabilmente, è salito in pedana troppo carico di responsabilità.
Delusioni sono venute anche dalla spada femminile a squadre, dove l’Italia, potendo schierare atlete del calibro di Del Carretto, Moellhausen, Quondamcarlo e Alice Ansaldo, sembrava destinata a grandi traguardi. Purtroppo, le azzurre sono state sconfitte nei quarti da una formazione assolutamente alla loro portata come la Francia (42-44). Peggio hanno fatto i maschi, battuti del tutto inaspettatamente addirittura nei sedicesimi dall’Egitto. A determinare il risultato, molto probabilmente, è stata la bassa concentrazione degli azzurri di fronte allo scarso blasone degli avversari, che però, a parziale consolazione di Ufficiali e compagni, sono andati poi a vincere anche negli ottavi contro l’Ucraina, dimostrando di non essere delle semplici meteore.
Concludiamo questo excursus con la sciabola, che ha brillato con i Cadetti ed è invece tornata a casa a mani vuote con i Giovani. Ma lasciamo il giudizio sulle prestazioni di sciabolatori e sciabolatrici a chi li conosce meglio di chiunque altro, vale a dire il Ct Christian Bauer: «Anzitutto una premessa. Se un Mondiale andasse giudicato in base ai risultati, questo di Plovdiv per la sciabola sarebbe considerato poco positivo. Sicuramente eccezionale la vittoria di Luigi Samele tra i Cadetti e il bronzo di Livia Stagni tra le ragazze. Purtroppo, però, mancano due medaglie importanti dai Giovani, in particolare quelle di Marco Tricarico e Alessandra Lucchino, senza dimenticare la squadra maschile attesa almeno in semifinale. Se, invece, si fa un’analisi in prospettiva futura, il giudizio è senz’altro diverso. Considerato che in Bulgaria il livello della sciabola è nettamente cresciuto rispetto a Trapani 2003, possiamo affermare di esserci avvicinati sensibilmente ai migliori. Che cosa ci manca ancora? Tutte le sconfitte hanno una causa comune: la mancanza di fiducia nei propri mezzi e un conseguente eccesso di emotività. Il tempo sarà un grosso alleato per il futuro dei ragazzi».













