
Roma – A Pechino l’Italia della scherma non sarà protagonista solo in pedana, ma anche a bordo pedana. La Federazione Internazionale, infatti, ha convocato per la XXIX Olimpiade anche un arbitro italiano, il 34enne Marco Siesto (nella foto). Al culmine di una carriera che l’ha visto protagonista in ben 15 edizioni iridate, tra Mondiali giovanili ed assoluti ed altrettante europee, l’arbitro di Foggia continua una tradizione iniziata nel 2000 e che vedrà per la terza volta consecutiva un foggiano tra gli arbitres olympiques (Lucio Virgilio a Sidney e Tommaso Dentico ad Atene, ndr). Particolarità, tutti e tre provengono dalla stessa società, il Dauno Foggia.
Cosa ha provato nel momento in cui è stato convocato per l’Olimpiade?
”In verità un po’ me l’aspettavo, visto che ero già stato in lizza per Atene. Nell’ultimo quadriennio, poi, ho avuto la consapevolezza di potercela fare dopo aver arbitrato le ultime tre edizioni dei Mondiali”.
Da schermidore ad arbitro, ci racconta la sua storia?
”Ho iniziato a fare scherma all’età di 12 anni, classificandomi al quarto posto ai Mondiali Cadetti di Foggia nel 1992 quando ancora si disputava la finale per il bronzo. Due anni dopo, al termine dell’esperienza con la Nazionale Under 20, ho deciso di chiudere la mia esperienza agonistica, ma senza uscire dall’ambiente”.
Scegliendo, appunto, la carriera arbitrale.
”Avevo molti amici nell’ambiente e mi dispiaceva lasciare il mondo della scherma, per cui scelsi di arbitrare. Nel 1995, ad un anno esatto dall’addio alle gare, mi ritrovai ad arbitrare lo stesso campionato italiano che l’anno prima mi vide in veste di schermidore. Quello fu il mio trampolino di lancio”.
Il ricordo più bello?
”Il Mondiale di Torino 2006 quando ricevetti il Premio Antonio Siclari. Dopo aver arbitrato tre finali per l’oro, fui premiato dalla Commissione Arbitrale con riconoscimento dedicato alla memoria di una persona molto cara che ci aveva lasciato prematuramente. L’ultima gioia è arrivata all’Europeo di Kiev dove ho ricevuto un ulteriore riconoscimento”.
La soddisfazione?
”Aver arbitrato la leggendaria finale mondiale di sciabola di Lipsia 2005 tra Pozdnaikov e Covaliu. La soddisfazione maggiore, però, è stata quella di constatare che il dvd di quell’assalto veniva regolarmente utilizzato nelle diverse sessioni d’esami per arbitro. Un ricordo indelebile”.
Quanto e come è cambiata la scherma in questi anni?
”Posso affermare di essere stato testimone dei diversi cambiamenti della scherma. Negli ultimi otto anni più che di cambiamenti parliamo di rivoluzione. Una scelta che all’inizio sembrava stravolgere completamente la storia di questo sport, ma che aveva un solo fine: quello di rendere la nostra disciplina più comprensibile a tutti”.
A favore, quindi, del video-arbitraggio?
”Assolutamente. L’arbitro non deve essere il protagonista, ma un giudice imparziale. Deve essere dotato di una capacità di mediazione, sbagliando il meno possibile. Il video-arbitraggio è il giusto strumento per un arbitro moderno”.
Si emoziona a bordo pedana?
”L’emozione è sinonimo di poca esperienza. E’ un sentimento che si può provare alla prima grande finale, ma l’abilità di un arbitro è quella di tenere a freno le proprie emozioni, in modo da mettere a proprio agio gli schermidori, i veri protagonisti della pedana”.
Come vede il futuro della classe arbitrale italiana?
”Penso sia la migliore in assoluto sia in termini di quantità che di qualità in tutte le armi. Ritengo che il livello tecnico raggiunto possa permetterci di essere presenti anche in futuro alle Olimpiadi. Un consiglio, però, a chi vuole intraprendere questa esperienza: specializzarsi in tutte le armi, o almeno in due”.
Dopo Pechino cosa farà Marco Siesto?
”Mi piacerebbe mettere a disposizione di un’istituzione italiana od internazionale il mio bagaglio d’esperienza acquisito in questi anni. I Giochi sono un punto d’arrivo, è giusto passare la mano”.














